Giovani senza futuro, scuola senza ascensore sociale: la protesta racconta il fallimento degli adulti e delle politiche
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Giovani senza futuro, scuola senza ascensore sociale: la protesta racconta il fallimento degli adulti e delle politiche

La Francia non è l’Italia: da noi milioni di persone in Piazza non fanno cadere un governo, né riescono a bloccare una riforma. Con il Ministro Gelmini scesero in piazza oltre un milione di persone e non cambiò nulla.

Giovani senza futuro, scuola senza ascensore sociale: la protesta racconta il fallimento degli adulti e delle politiche
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18 Ottobre 2026 - 19.29


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di Dario Spagnuolo

Sono abbastanza scettico sui risultati che la protesta giovanile potrà avere in Italia, sebbene il numero delle scuole occupate cresca di giorno in giorno e il fenomeno tocchi tutte le grandi realtà metropolitane da Nord a Sud. La Francia non è l’Italia: da noi milioni di persone in Piazza non fanno cadere un governo, né riescono a bloccare una riforma. Con il Ministro Gelmini scesero in piazza oltre un milione di persone e non cambiò nulla. E’ vero, però, che nei paesi occidentali tutta la generazione Z sta acquisendo consapevolezza che le promesse sono state tradite.


E’ sempre più evidente che la scuola non è e non può essere un ascensore sociale. Senza una famiglia ricca alle spalle, infatti, puoi studiare quanto vuoi ma ugualmente non potrai cogliere le opportunità. Le storie lacrimevoli di “chi ce l’ha fatta” servono solo a distogliere l’attenzione dalla realtà, sono un blando placebo utile a prolungare l’illusione di qualche attimo. E’ inutile avere studiato e meritato l’accesso a una facoltà universitaria se non puoi consentirti la spesa per frequentarla: come fai se sei fuori sede? Anche comprare i libri è un problema se la famiglia può contare su 1.800 euro al mese, all’incirca l’importo dello stipendio netto mensile in Italia.


Fare uno stage a 500 euro al mese in attesa di un inserimento lavorativo consono agli studi non è da tutti. C’è chi non può aspettare e deve ripiegare su un lavoro meno qualificato, ma che offra da subito un reddito anche modesto. In questo modo, però, finisce per ritrovarsi incastrato in un impiego mai desiderato.

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Il controcanto alla società consumista, predatoria, fondata solo sulla ricchezza è poi esibito senza ritegno: altro che meritocrazia. Potere e comando sono appannaggio di personaggi la cui preparazione, talvolta, non è nemmeno comparabile a quella di un liceale alle prime armi. Inglese, economia, matematica, diritto, filosofia sono conoscenze rare nella classe governante del paese.

La compassione e il senso del dovere, infine, sono stati rimpiazzati dal cinismo e dal menefreghismo individualista. In un mondo in cui c’è chi esprime soddisfazione per le vittime di una tragedia in mare, ci si sente a disagio, ancora più quando si è consapevoli di essere deboli, di contare poco, di non incidere minimamente sulle scelte politiche, di appartenere a minoranze a cui non sono destinate risorse: è il caso dei giovani.


Amartya Sen, premio Nobel per l’economia, già negli anni ’90 spiegava che bisognava progredire verso lo sviluppo umano. Il benessere, sostiene Sen, non dipende dalla ricchezza ma dalla possibilità di scegliere il proprio futuro, ma la libertà di scelta dipende da istruzione, reddito e salute. Per poter scegliere, infatti, bisogna avere un’istruzione tale da conoscere le opportunità e valutarle, inoltre la salute deve consentirti di profondere l’impegno necessario ai i tuoi obiettivi, è dunque necessaria l’assistenza sanitaria. Infine, bisogna avere un reddito tale da consentire di studiare, casomai anche trasferendosi in un’altra città. Tutto questo non è alla portata della grande maggioranza dei giovani italiani e la promessa costituzionale che lo Stato sosterrà i capaci e i meritevoli è stata totalmente disattesa.

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Aumentano di anno in anno i finanziamenti alle scuole private (750 milioni nel 2024 e il bonus di 1.500 euro alle famiglie che iscrivono un figlio alla scuola privata nel 2055) mentre chiudono scuole pubbliche (dal 2023/24 a oggi sono passate da 8.136 a 7.390), ospedali e ambulatori. Questi ultimi sono sostituiti dalle assicurazioni, ovvero dalla possibilità di recuperare parte delle spese qualora succeda di ammalarsi. E’ la condanna a morte dei poveri.


E’ divenuto lecito e moralmente accettabile arricchirsi oltre l’immaginabile, mentre a milioni di persone è negata ogni opportunità. Bassa occupazione, bassi salari, scarso numero di laureati: tutti gli indicatori collocano l’Italia in coda all’Unione europea per le politiche nei confronti dei più giovani, mentre si diffonde la consapevolezza di essere esclusi.


In Francia, dove gli scontri sono violenti, le scuole sono da sempre i luoghi dove si forma la coscienza politica. In Italia, le scuole sono invece il monumento alla dimenticanza degli adulti. Non a caso nelle decine di istituti occupati si discute di palestre e mense assenti, edifici fatiscenti, barriere architettoniche … Nulla è stato fatto per rendere le scuole un contesto più accogliente e i milioni del PNRR sono stati dispersi in formazione e acquisto di materiali informatici. Sono invece arrivati i finanziamenti per mitigare il calore insopportabile delle prime settimane di scuola: € 3.153,57 per istituto scolastico, formato mediamente da sei plessi. Quanto sufficiente a rifornire tutti di un ventaglio.

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Dei più giovani si parla, ma non li si ascolta, e se talvolta a qualcuno è concessa la parola finisce immediatamente stroncato. Così la rabbia finisce per valicare le mura delle aule, che dovrebbero imbrigliarla nel confronto democratico, e si riversa nelle strade in forme insensate: lo si è visto a Roma e Napoli, con i ragazzini che per noia o per scimmiottare l’aggressività degli adulti, esercitano violenza proprio nei confronti di quegli adulti che rappresentano chi li giudica e li esclude. Non sono comportamenti accettabili, ovviamente, e anzi sono da punire con rigore perché la violenza avvelena la democrazia.

Tuttavia è necessario riflettere e, se possibile, imboccare un’altra strada. Le scuole occupate rischiano di divenire il pretesto per una repressione incontrollata, che colpisce i colpevoli e ne cancella le rivendicazioni. Quei ragazzi, però, sono i nostri figli. Vanno ascoltati adesso, prima che il Tempo li divori, trasformandoli in adulti delusi e senza sogni, perennemente spaventati e capaci solo di vagheggiare, come accade quando si indeboliscono le capacità cerebrali, un’età dell’oro che non c’è mai stata. Specchiamoci negli occhi di questi ragazzi, ripensiamo a cosa speravamo quando avevamo la loro età. E’ giunto il tempo di essere generosi.

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