Meotti, quella invereconda intemerata contro Navi Pillay: il Foglio non si smentisce mai
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Meotti, quella invereconda intemerata contro Navi Pillay: il Foglio non si smentisce mai

Dopo Trump e Netanyahu mancava lui, il paladino degli eroici coloni pogromisti, a vomitare bile contro la neo Premio Nobel per la pace Navi Pillay. Massì, lui, l’indomito Giulio Meotti, firma di punta de Il Foglio ultra-Isra diretto da Claudio Cerasa.

Meotti, quella invereconda intemerata contro Navi Pillay: il Foglio non si smentisce mai
Navi Pillay
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

10 Ottobre 2026 - 11.27


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Autore: globalist


Dopo Trump e Netanyahu mancava lui, il paladino degli eroici coloni pogromisti, a vomitare bile contro la neo Premio Nobel per la pace Navi Pillay. Massì, lui, l’indomito Giulio Meotti, firma di punta (sigh) de Il Foglio ultra-Isra diretto da Claudio Cerasa. Mancavano le sue invettive contro la Pillay.  Giulio il picconatore. L’indignato a senso unico. Il nostro spara, mediaticamente eh, ad alzo zero contro la grande giurista paladina del diritto internazionale nel mondo.  Per carità di fegato vi risparmio la lettura dell’articolessa che il leone da tastiera indirizza ad una signora 85enne che nella vita, tra le tante cose che la consegnano alla storia, c’è anche l’aver difeso, da avvocata, un tal  Nelson Mandela, anche lui per i Meotti in circolazione un pericoloso antisionista. Una giurista che ha un curriculum vitae che i Meotti non potrebbero accumulare in dieci, cento vite. Per capire come la pensa, e con lui il giornale-bandiera di un governo di criminali, messianici, fascisti come mai si era visto nella storia dello Stato ebraico, basta titolo e sommario. Titolo: Mancava un Nobel contro Israele. Quello a Pillay è un macabro premio per la pace dopo il 7 ottobre. 

Sommarietto: Dalla conferenza di Durban alle accuse di genocidio, la giurista sudafricana premiata a Oslo ha fatto della denuncia dello Stato ebraico una costante del suo impegno. Così il Nobel trasforma la pace in un processo a Israele.

Un macabro premio per la pace. Un Nobel contro Israele. Dato ad una persona che ha fatto della denuncia di Israele una costante del suo impegno. Poche volte avevamo letto simili sconcezze riassunte in poche righe. Quanta protervia, quanto livore in questi giudizi trancianti. 

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Mancava solo il riferimento a Goebbels, ma a quello ci aveva già pensato il ministero degli Esteri israeliano. Direte voi: ma cosa ti saresti aspettato da uno che considera i terroristi ebrei – definizione di ex primi ministri israeliani come Ehud Olmert ed Ehud Barak – come dei partigiani d’Israele, trincea avanzata nella difesa dello Stato ebraico e del suo popolo contro i nemici sanguinari, terroristi, stupratori che vorrebbero cancellarli dalla faccia della terra. È vero, dal Meotti non puoi aspettarti nient’altro che invettive infuocate, difese ad oltranza di ciò che il resto del mondo considera un crimine ma che per lui e i suoi affini è solo la sacrosanta difesa, una guerra giusta, di difesa, come tutte quelle combattute da Israele.

Una penna intinta nel livore, nell’assoluta mancanza di empatia nei confronti dei palestinesi di Gaza o della Cisgiordania, anche se sono in fasce.  La bile versata contro Navi Pillay è tracimante. Nauseabonda. E no, non ci faremo mai il callo. Non gliene lasceremo passare una che sia una. Costoro sono i veri propagatori dell’odio contro Israele, perché di Israele difendono l’indifendibile. Perché si sentono più israeliani degli israeliani, perché hanno ormai introiettato la deumanizzazione dell’altro da sé.

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Perché considerano i due registi – ebrei israeliani – di Naza come spudorati mentitori, fiancheggiatori, più o meno consapevoli, di Hamas. Gentaccia che ha infangato l’esercito più morale al mondo (guai a virgolettarlo, Giuliano Ferrara esploderebbe). Perché chiunque osi non dico condannare ma anche solo criticare Israele è un farabutto antisionista. E se lo fanno coraggiose personalità della diaspora ebraica italiana, questi sono anche peggio: sono gente che ha tradito il proprio sangue. Per sua fortuna, Navi Pillay non leggerà mai il ridicolo j’accuse di G.M.  Ben per lei. E una grande giurista come lei non ha bisogno di un insignificante difensore d’ufficio come chi scrive.

Ma questo scriba sputa sentenze dovrebbero inchinarsi o, quanto meno, avere un minimo di rispetto per la storia di una donna dalla schiena dritta, che ha fatto del diritto internazionale la bussola della sua vita, del suo impegno civile e professionale. Ma il censore del foglietto ha dato uno sguardo, sia pure di sfuggita, al curriculum vita della Pillay? Si è soffermato, solo per un momento, a leggere, senza il paraocchi del pregiudizio, la motivazione fornita dal Comitato del Nobel per l’assegnazione alla Pillay del premio? Per “il suo lavoro per promuovere pace e diritto internazionale “. “In un’epoca segnata da sfide esistenziali, tra cui un numero di guerre e conflitti che il mondo non vedeva da molto tempo, il diritto internazionale non è più solo un complemento alla pace e alla sicurezza, è una necessità assoluta – afferma la motivazione -. Il sistema di diritto internazionale è sottoposto a una pressione enorme e le sue istituzioni sono sotto attacco.

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Assistiamo a uno spostamento verso la politica di potenza a spese del quadro giuridico e del rispetto globale per diritto e giustizia. Ogni volta che la forza prevale sul diritto, vengono intaccate stabilità, fiducia e convivenza pacifica”. Il Comitato “vuole ricordare al mondo che lo stato di diritto, a livello nazionale e internazionale, è alla base del sistema che abbiamo istituito per garantire pace e risolvere conflitti in modo non violento. La pace richiede giustizia”.

Sì, la pace richiede giustizia. Quella giustizia che il popolo palestinese non ha mai avuto. Quella giustizia che dovrebbe portare alla sbarra i criminali che governano Israele. La giustizia che dovrebbe portare ad una “Norimberga per Gaza”. Una giustizia che i Meotti non sanno dove sta di casa. Per questo disprezzano chi a questa idea alta e nobile di giustizia ha dedicato la vita. Per questo odiano Navi Pillay.

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